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La pista del sale (3 giorni, da Marrakech)

IL MAROCCO COME L’HAI SEMPRE SOGNATO Ouarzazate Province, Souss-Massa-Draâ, Marocco
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Le dune del SaharaPrimo giorno – Marrakech/Boumalne Dadés

Partenza alle 9.30 da Marrakech, l’autista viene a prendervi al riad/albergo dove alloggiate, alla volta di Boumalne Dades. La prima tappa sul percorso verso le dune del deserto è Telouèt, un piccolo villaggio tra le montagne dell’Alto Atlante. Dopo il passo del Tiz’n Tichka, in berbero “il passo dei pascoli”, a 2.260 metri di altitudine, si imbocca la “pista del sale”. La strada impervia e non sempre percorribile ha questo nome perché ai tempi del Glaoui, l’ultimo pascià di Marrakech, era la strada carovaniera per trasportare il sale dalle miniere di salgemma di Anmiter, fino alla città ocra. Una strada che rivela scorci paesaggistici ancora poco conosciuti dal turismo di massa e nasconde tra le curve splendide architetture fortificate.

Telouèt era il villaggio natale del Glaoui, il pascià che dalla metà del XIX secolo fino alla fine del protettorato francese si comportò da feudatario dispotico, accumulando enormi ricchezze su tutto il territorio che si estende da Marrakech fino a Ouarzazate e oltre, nella valle del Drâa. Le maestranze e gli artigiani che hanno costruito il Palais Bahia, sua principale residenza in città, sono gli stessi che hanno eretto e poi decorato la Kasbah di Telouèt, oggi quasi completamente distrutta, e quella di Taourirt, nel centro di Ouarzazate.

Se il contrasto tra la magnificenza del palazzo di Marrakech e la povertà del quartiere vi sembra enorme, pensate all’effetto che negli Anni Venti deve aver fatto la kasbah di Telouèt, quasi un palazzo ducale nel bel mezzo del nulla che anche oggi vi sta attorno.

Confische di beni, appropriazioni indebite, uso smodato della prigione e un’applicazione del tutto personale della legge hanno reso quel pascià, ai tempi, più ricco di qualsiasi sultano. La rapina, la spoliazione, la distruzione sistematica di tutte le sue residenze sono il segno evidente del suo potere.

Citta imperiali

Si prosegue per Ait Benhaddou, dal 1987 nell’elenco Unesco del Patrimonio mondiale dell’umanità. A differenza di Telouèt questa è una delle mete turistiche più note. Fondato nel XII secolo, tutto costruito in terra, controllava l’antico passaggio che dalla valle del Drâa portava a Marrakech. Oggi è un set a cielo aperto. Vi si riconoscono le ambientazioni di molti film hollywoodiani, da Il Gladiatore a Gesù di Nazareth, da Babel a Lawrence d’Arabia, per citarne qualcuno in ordine sparso.

L’acqua del fiume che separa il pittoresco villaggio dal nuovo insediamento, tutto bar e negozietti di souvenir, è salata, come gran parte dell’acqua che da qui in poi bagna il Marocco meridionale.

La concentrazione salina dipende dalle miniere di salgemma che in questo caso sono a Nord e dai pozzi d’acqua salmastra, a Sud, residuo del mare che 10 milioni di anni fa ricopriva gran parte dell’attuale deserto.

Pochi chilometri oltre, Ouarzazate, la porta del deserto, merita una sosta. Per vedere la Kasbah di Taourirt innanzitutto e poi per dare un’occhiata, se volete, agli studi cinematografici. Per noi italiani abituati a Cinecittà non sono il massimo, onestamente, però sono comunque divertenti.

Si procede spediti verso Boumalne Dades, dove arriverete per cena e dove passerete la notte. Per arrivarci attraversate la valle delle mille kasbah, con centinaia di costruzioni turrite, tipo castelli, realizzati in paglia e fango. Un viaggio nel tempo, perché le più antiche tra queste fortezze risalgono al nostro ‘400. La valle successiva è quella delle rose, un’oasi spettacolare di soli roseti, dove si coltivano le rose damascene, base dei più importanti profumi.

Secondo giorno – Boumalne/Merzouga

Dopo la prima colazione si parte alla volta di Merzouga. La strada è comoda e asfaltata e corre quasi parallela alla vecchia pista dei carovanieri del deserto, ancora oggi in uso. Passerete dal bivio per Imilchil, dove a fine estate le tribù della zona si danno appuntamento per il moussem dei fidanzati. Una volta, questa era l’unica occasione per le ragazze marocchine di sposarsi senza dover ottenere il consenso della famiglia. Durante il moussem vale tutto: chi trova marito lì è sotto la benedizione di tutti i santi.

Passerete anche da Tinghir, il centro minerario all’imbocco delle Gole del Todra. In questa oasi, una delle più alte del Marocco, si trova la miniera d’argento più grande d’Africa e in centro, nel paese, nella zona della mellah, il quartiere ebraico, si lavora l’argento secondo le antiche tradizioni orafe mediorientali.

Dromedario per stradaPrima di arrivare a Erfoud, paesone di nessun interesse, base di partenza per le escursioni nel deserto, noterete lungo la strada le kettara o foggara, i pozzi di captazione dell’acqua che servono a irrigare le oasi. Fino all’800 anche Marrakech ne aveva 500 e sono quelli che hanno consentito la creazione della palmerie, il palmeto oggi quartiere residenziale della città.  Una sosta alle kettara è interessante, se vi piace, per vedere un sistema ingegneristico di migliaia di anni fa, una sorta di adattamento al deserto. Questa zona poi è il regno della fredolia, una pianta che per adattarsi all’ambiente arido e ventoso è diventata così bassa e dura da essere scambiato per un minerale.

Arrivati a Merzouga, c’è il tempo di rilassarsi prima di prendere la via del deserto. A dorso di dromedario, in un’ora e mezza di cavalcata, si arriva al bivacco. Qui si cena e dopo aver visto lo spettacolo delle stelle, si pernotta in tenda. Il bivacco è attrezzato.

Terzo giorno – Merzouga/Marrakech

Sveglia all’alba per veder sorgere il sole tra le dune, rientro in albergo a dorso di dromedario. In albergo si potrà fare la doccia e anche la prima colazione, prima di ripartire per Marrakech.

Sulla via del ritorno, sosta alle Gole del Todra e alle Gole del Dades poi rientro lungo la valle delle rose e delle mille kasbah. Lo scenario è mozzafiato: ksar dopo ksar, si presentano lungo il cammino centinaio di villaggi fortificati tutti costruiti in paglia e fango. Prima di arrivare a Ouarzazate, c’è da vedere la kasbah di Amerhidil che campeggiava sulle vecchie banconote da 50 Dirham. È una delle meglio conservate di tutta la valle, aperta al pubblico. Merita la visita, anche perché il panorama dalle torri è spettacolare. Il suo nome in arabo significa “il posto in mezzo a nulla”.

Da Ouarzazate si torna a Marrakech lungo la strada ordinaria. I colori gialli del deserto lasciano spazio ai rossi e agli ocra, man mano che ci si avvicina a Marrakech. Palme e lecci si mescolano in un insolito paesaggio fino a quando la montagna cede di nuovo il passo alla pianura, oltre la catena dell’Atlas. Rientro previsto in tarda serata.

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