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Il Sud, da Marrakech (8 giorni, 2 deserti)

Merzouga, Meknès-Tafilalet, Marocco
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Primo giorno – Marrakech
Transfer da aeroporto, sistemazione in riad.  Cena e prima escursione in città. Capitale del Sud, città rosso-ocra, porta del deserto e soprattutto immenso cantiere turistico, Marrakech sa stupire chi si lascia affascinare dai suoi odori e colori. Marrakech è il luogo dei sette santi, tutti guardiani dell’anima della città e rappresentanti della ricerca della spiritualità. La luce abbaglia e cambia in continuazione, disegnando l’orizzonte. C’è la piazza Jama’a el-Fna, luogo classificato dall’Unesco patrimonio dell’umanità non per la sua bellezza architettonica o per l’impianto urbanistico, per le cose che vi accadono: spettacoli di teatro civile, operazioni “chirurgiche” a cielo aperto, tipo estrazione di denti, spettacoli di incantatori di serpenti, stregoni che predicono il futuro e molto altro. Quasi una sorta di corte dei miracoli, immortalata da Alfred Hitchcock nel film L’uomo che sapeva troppo, e descritta dal premio Nobel per la letteratura Elias Canetti nel libro Le voci di Marrakech. Si pernotta a Marrakech. Cena in riad.

Secondo giorno – Marrakech/Ouarzazate

Incontro al riad di Marrakech con la guida e partenza entro le 9.30. Lasciata Marrakech e superato il passo del Tizi’n Tichka (oltre 2.260 mt di altitudine) comincia l’avvicinamento al deserto. Si oltrepassa l’Atlante, percorrendo una strada che attraversa villaggi berberi e regala scorci paesaggistici da mozzare il fiato. La terra è rossa, perché ferrosa, e contrasta con il verde della vegetazione. A un certo punto, la strada è affiancata da conifere da un lato, che rendono il paesaggio quasi svizzero, ma sulla destra oleandri e palme riportano in Africa. Si prosegue fino a Ouarzazate, si visita la città , antico snodo carovaniero, oggi Hollywood d’Africa. Qui si cena e si pernotta.

Terzo giorno – Ouarzazate/Zagora

Dopo la prima colazione si prosegue verso Sud, nella valle del Draa, uno dei fiumi più ricchi del Marocco. Un rigoglioso palmeto, 400 km quadrati di palme da dattero, accompagna il percorso. Per arrivarci si oltrepassa il monte Saghro, con canyon di incredibile bellezza, si attraversano le gole di Agdz, e si visita la Kasbah di Tamnougalt, per me la madre di tutte le kasbah, ben ristrutturata e in gran parte aperta alla visita. Per intenderci è il posto dove Bertolucci ha girato il suo Te nel deserto. La casa cioè, dove Debra Winger viene tenuta prigioniera dall’uomo blu. Si riprende la strada che costeggia il palmeto e si arriva a Zagora. Si visita il centro che è stato a lungo la porta delle carovane del deserto, con il famoso cartello “52 giorni a Tombouctou”. Cenare e pernottamento in riad a Zagora.

Quarto giorno – Zagora/Merzouga

Da Zagora ci si sposta a Tamesgroute, un piccolo villaggio a 6 km dalla città, famoso per la produzione della ceramica del deserto e per una rinomata scuola coranica che conserva oltre 4000 antichi testi religiosi e trattati scientifici, alcuni dei quali scritti in oro zecchino su pelli di gazzella. Di qui si procede di oasi in oasi verso N’kob, Tassarine, Alnif, fino a Rissani, antica capitale economica del Marocco. Rissani, la Sijilmassa dei testi dell’antichità , batteva moneta ed era rinomata per le meravigliose porte. Dei fasti di un tempo non è rimasta che la traccia su alcune monete del 300 e nei racconti dei poeti. Oltre che il parco archeologico. Alla fine si raggiunge Merzouga, il deserto di sabbia e le dune di Erg Chebbi.

Quinto giorno – Merzouga/Boumalne

Alla scoperta del deserto, oltre Merzouga: tra fossili, villaggi che sono serviti come set per film di Hollywood e piste un tempo usate per la Parigi-Dakkar. Si visita Kamlia, il centro di smistamento degli schiavi che arrivati dal centro e dal sud dell’Africa, venivano assemblati qui prima di prendere la via dei porti. Se la stagione lo permette, si visita il lago Djeri con i fenicotteri rosa. Si procede per Erfoud capitale dei datteri (in Marocco se ne contano 38 tipi) e capitale anche dei fossili, con i giacimenti, traccia del mare che 10 milioni di anni fa ricopriva questa parte del pianeta. Si passa da Tinejdad con il suo museo, arrivati a Tingherir, si visita la città con il suo quartiere ebraico, le Gole del Todra e il mercato berbero. Ci si dirige a Boumalne Dadès, dove si cena e si dorme.

Sesto giorno – Boumalne/Ait Benhaddou

Da Boumalne si lascia la strada principale per visitare le gole del Dadès. Poi, rientrati sulla strada principale, si percorre la valle delle mille kasbah, un percorso che si snoda tra queste tipiche strutture che sembrano castelli turriti e sono costruiti in paglia e fango. Si attraversa la valle delle rose con la sua capitale, Kalaat’M’Gouna, un’oasi coltivata esclusivamente a roseti, dove si produce la rosa damascena, alla base dei più rinomati profumi. Arrivati a Skoura, l’oasi dedicata alla caccia alle pernici, dagli antichi pasha, si visita la kasbah di Amerhidill, e si procede per Ait Benhaddou. Si visita il villaggio fortificato, un tempo snodo cruciale della pista del sale, verso le miniere di salgemma e verso Marrakech. Si cena e si dorme in riad.

Sesto giorno – Ait Benhaddou/Marrakech

Via pista del sale, ci si incammina verso Telouet, la kasbah dell’ultimo pasha di Marrakech. Si visita questo palazzo semi-diroccato che rende comunque idea della magnificenza del posto. Del resto, il passa Glaoui è l’uomo per il quale Louis Cartier ha disegnato il Montre Pasha, ancora in produzione. Si prosegue per Marrakech. L’arrivo è previsto nel tardo pomeriggio. Cena e pernottamento in riad.

Settimo giorno – Marrakech

Visita guidata della città  di Marrakech con guida che parla italiano. Pomeriggio libero, cena e pernottamento in riad.

Ottavo giorno – Il rientro

Accompagnamento all’aeroporto per il volo di rientro. Fine del nostro servizio.

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Merzouga, Meknès-Tafilalet, Marocco

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